Per ragioni economico-societarie, visto lo scarso bacino commerciale specifico rappresentato dalla radiologia pediatrica, la Ditta Bracco ha deciso di sospendere il premio Pelizza a decorrere dal 2006.
Il resto rimane tale e quale.



Aldo Pelizza è mancato nella sua casa di Genova, dopo una lunga malattia, il 23 luglio 1999 all'età di 75 anni. Era nato a La Spezia il 14 dicembre 1924. Si laureò in Medicina e Chirurgia a Parma nel 1950. Si formò come Radiologo a Genova alla scuola di Vallebona che lo portò poi alla libera docenza nel 1966 . Uomo dotato di una forte e complessa personalità riassumeva i caratteri delle terre dove aveva vissuto. Le rapide pungenti battute 'alla toscana' (La Spezia è una città di confine) si alternavano agli atteggiamenti austeri ed essenziali del ligure e alla giovialità dell'emiliano.

La sua attività professionale si sviluppò subito ed esclusivamente all'Istituto scientifico Gaslini dove, nel suo primo periodo, si dedicò principalmente alla radiologia ortopedica ed ebbe l'opportunità di muoversi sotto la rigorosa guida di Carlo Pais. Pelizza sarà poi primario della radiologia del 'Gaslini' per 25 anni: dal '70 al 95'.


La patologia osteo-articolare del bambino rimarrà la tematica preferita lungo tutto il cammino professionale. Nella sua prima comunicazione a livello nazionale, del '54, riferì riguardo ad una ricerca di traumatologia sperimentale su animali effettuata in collaborazione con Donato Fierro; il suo ultimo articolo, pubblicato su 'La Radiologia Medica' nel '93, è dedicato alla 'osteopatia leucemica' del bambino. La sua opera di maggior rilievo è il testo in tre volumi dal titolo 'Le malattie dello scheletro nell'età evolutiva', edito nei primi anni '90 e scritto insieme con Giovanni Canepa, con il quale aveva condiviso quel periodo giovanile presso la Clinica ortopedica diretta da Pais. I tre volumi sono il frutto di anni di duro lavoro, sia pratico che scientifico: constano di 2500 pagine e 2800 immagini. La maggior parte dell'iconografia fa riferimento a casi studiati, in prima persona, dallo stesso Pelizza.

Nella sua vita al 'Gaslini' ebbe l'opportunità di dedicarsi a tutto il complesso della radiologia pediatrica. Il torace del bambino rappresentò un altro argomento al quale s'interessò con passione. Ebbe l'opportunità di partecipare come radiologo alle prime esperienze di terapia intensiva neonatale. Nel Gennaio del 1963 comparve su 'Minerva Radiologica' l'articolo "Elementi di diagnostica clinico-radiologica a proposito della mucoviscidosi'. Negli anni divenne uno dei maggiori esperti di Fibrosi Cistica e nel '75 collaborò alla monografia 'Broncopneumopatie croniche e ricorrenti dell'età pediatrica'.

Nel '77 trattò al 'Perona' il capitolo 'Le impronte estrinseche sull'esofago infantile', poi pubblicato nel volume dedicato ad esofago, stomaco e duodeno della nota collana edita da Gian Franco Pistolesi. Chi scrive ricorda con particolare emozione quel primo convegno insieme (coincise con la mia tesi di laurea che era estrapolata dal tema trattato da Pelizza) che evidenziò subito, durante la preparazione, il viaggio (il giorno dopo la stessa laurea) ed il soggiorno a Verona, il carattere dell'uomo, preconizzando i quasi vent'anni di vita assieme. Di ritorno dalla città veneta mi 'costrinse' a partire immediatamente per Parigi perché partecipassi alla riunione del gruppo Lefebvre durante le Journeés e non perdessi del tempo in inutili festeggiamenti. Le parole chiave erano ' ritmi serrati e sprovincializzazione '. Con lo stesso spirito mi mandò a Parigi ad apprendere l'ecografia pediatrica subito dopo la specializzazione.

Pelizza aveva avuto la fortuna di collaborare all'interno del 'Gaslini', tra gli altri, con maestri come Giovanni de Toni e Franco Soave, a pieno diritto inseriti nell'ambiente scientifico internazionale. Quando, nel 1963, fu fondata a Parigi la ESPR (European Society od Pediatric Radiology) non solo era presente, ma partecipava attivamente con la comunicazione 'Notre expérience de la radiothérapie tumorale en pédiatrie'. I suoi stages all'estero furono apprezzati e numerosi.

Sulla scorta dell'esperienza degli altri Paesi, ed in particolare della Francia, nel '75 fondò a Genova, insieme con gli altri italiani esperti del settore (Fiorenza Bellini, Giorgio de Filippi, Giuseppe Fariello, Sergio Fasanelli, Pietro Gugliantini, Guido Iannaccone, Riccardo Perale, Marcello Randaccio, Ciro Sandomenico, Elisabetta Schiavetti, Gian Franco Vichi ...), la Sezione di radiologia pediatrica della SIRM della quale fu il primo presidente.

L'austerità del Suo modo di vivere ed il rigore con il quale giudicava in primo luogo se stesso, i famigliari e gli amici, sono stati talora interpretati, in un Paese spesso troppo garantista, come conservatorismo. Quotidianamente in prima linea, non sopportava negli altri né il disimpegno culturale né la superficialità sul lavoro.

La diffidenza nei confronti dei facili e costosi entusiasmi - si è sempre riservato di giudicare prodotti offerti dall'industria rifiutandosi di giudicarli buoni solo perché nuovi - lo ha fatto talvolta apparire come un misoneista. In Lui c'era sicuramente una ribellione romantica all'eccessivo tecnicismo: chi Lo ha conosciuto da vicino ricorda come i Suoi momenti migliori fossero quelli vissuti tra i pochi contadini rimasti, in Lunigiana.

La Sua pubblicistica complessivamente dimostra - sempre secondo i criteri della radiologia clinica - il suo apporto nel trasferire in campo pediatrico tecniche o metodiche già in uso per l'adulto come colecistografia, clisma a doppio contrasto, linfografia, e urografia. Ricordiamo, inoltre, le prime rivoluzionarie esperienze in pediatria con la 'tomografia assiale trasversa' di Vallebona (non a caso guiderà poi i suoi allievi, AgostinoTaccone e Paolo Tomà, alla stesura del libro 'TC ed RM nel bambino').

Questi orientamenti e questo stile di vita sono stati espressi nelle frasi - scritte con Donato Fierro su 'Il Radiologo' - che mi sembrano le più sentite per ricordare la figura di Aldo Pelizza: ' dai settimanali seminari di radiologia applicata alla clinica pediatrica, dalla collaborazione clinico-radiologo, dal suggerimento della integrazione di competenze professionali diverse che ebbe da Cignolini, Egli mise in pratica la radiologia clinica applicata alla pediatria'. ' La radiologia clinica deve essere intesa come lavoro di studio interdisciplinare nell'assistenza e nella ricerca' .

Dai saldi principi etici scaturiva un moderno 'antiscientismo' che rifiutava la frammentazione del sapere diffidando delle culture esperte di un singolo settore o tecnica. ' Il caso' , soleva dire, ' non è solo l'equivalente delle diversità delle immagini o della differente densità dei tessuti: è un assieme da considerare soprattutto sul piano umano, pur alla luce dei segni clinici e strumentali'.

Pelizza era uomo poco propenso alle recite sul palcoscenico e preferiamo ricordarlo durante la sua frenetica attività nelle varie sezioni piuttosto che nelle apparizioni pubbliche come nella trasmissione televisiva 'Check-up'. Egli, nei confronti di quello che doveva gestire, si è sempre posto come un artigiano di fronte al proprio lavoro. Ha testardamente combattuto gli sperperi ed ha sempre rifiutato la ' bottega ' al di fuori dell'Ospedale per un preciso convincimento personale senza corsi manageriali o decreti legislativi. Con lungimiranza aveva colto la necessità di un archivio che consentisse di recuperare, in pochi minuti, non solo tutti i radiogrammi eseguiti, ma anche richieste, debitamente firmate, nomi dei tecnici che avessero eseguito le indagini e copia dei referti di ciascun caso. Pelizza si era specializzato in medicina legale a Genova nel '60 ed aveva capito, quando dovevano ancora comparire sia l'informatica sia la medicina difensiva, l'importanza della conservazione e del reperimento dei dati; si dedicava personalmente, in modo quasi maniacale, alla sorveglianza del 'sistema' da Lui organizzato e la mancanza di parte di una documentazione, peraltro eccezionale, era considerata un'inefficienza non giustificabile.

Ad appena un mese dal pensionamento, coerente nell'affrontare ogni avvenimento della vita si unì - mettendo in pratica il Suo impegno di cristiano - alla équipe di medici che, diretta dall'amico ortopedico Silvano Mastragostino, operava nei Centri Missionari del Kenya. In Africa rinnovò l'entusiasmo dell'operare per il bene, ma una prima malattia invalidante Gli impedì di protrarre l'attività. Negli ultimi tempi, mentre affrontava il male che Lo aveva colpito con la serenità della propria Fede, con il Suo stile burbero e riservato ci era rimasto vicino attraverso lettere e messaggi: ' Così si va avanti: io verso un tipo di strada e tu - pur con sacrificio, ma inavvertita soddisfazione - verso un mestiere utile per malati, allievi, scienza ed Istituto..So che è un momento delicato (nuove assunzioni). Vedi di

•  istruire e far comprendere la bellezza del nostro lavoro;

•  insegnare la pediatria clinica applicata alla radiologia di base (la prima e la più pericolosa per importanza diagnostica);

Spero che i gasliniani di vecchio stampo (tecnici e medici) della radiologia diano l'esempio.'.





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